Memoria viva: i testimoni della strage di Cavriglia del 1944 incontrano gli studenti della Secondaria
Il 29 maggio scorso le classi terze della Scuola Secondaria di primo grado "Raffaello Magiotti" hanno incontrato ed ascoltato due testimoni delle stragi di Cavriglia del 4-11 luglio 1944.
Il signor Giampaolo Camici, presidente dell’associazione "Meleto vuole ricordare", cita più volte, a monito per i giovani studenti, le parole dello scrittore cileno Luis Sepúlveda: “Un popolo senza memoria è un popolo senza futuro”. Camici, insieme all’amico Roberto Pazzagli, sono due orfani di guerra, perché entrambi hanno perso il padre durante l’eccidio nazifascista di Meleto, nel comune di Cavriglia: Roberto aveva sei anni e ha un ricordo ancora vivo di quei tragici giorni del luglio 1944, Camici ha sentito raccontarne dalla madre poiché lui era all’interno del suo ventre mentre tutto accadeva.
Lo scopo è stato proprio quello di raccontare quella terribile esperienza, rimasta sepolta fino alla fine degli anni '90 nel tristemente noto "armadio della vergogna": un archivio con le ante rivolte al muro e scoperto casualmente a Roma solo nel 1994, contenente dossier riguardanti molti crimini di guerra nazifascisti commessi tra il 1943 e il 1945. Tra quelle carte, anche le prove delle 192 vittime civili inermi, tutti maschi, dai 15 ai 92 anni, trucidate tra le frazioni di Meleto Valdarno, Castelnuovo dei Sabbioni, Le Matole, San Martino e Massa Sabbioni: quella che verrà ricordata come “strage di Cavriglia”.
Roberto Pazzagli, 88 anni, ha rievocato con lucidità i tragici eventi del luglio 1944, trasmettendo agli studenti la forza di una testimonianza diretta e vissuta in prima persona. Attraverso il suo racconto, i ragazzi hanno potuto comprendere la brutalità di quegli eventi e il dolore profondo vissuto dalle famiglie colpite dall’eccidio.
Giampaolo Camici, attraverso i ricordi appresi dopo la guerra, ha dato voce alla tragedia collettiva vissuta dalla comunità di Cavriglia, descrivendo la devastazione causata dalle truppe nazifasciste e la perdita di tanti padri, figli e fratelli.
Camici ha posto più volte l’accento sulla forza di quelle donne, molte delle quali “vedove e orfane allo stesso tempo” che, rimaste sole e senza un capofamiglia, si rimboccarono le maniche e allevarono gli spesso numerosi figli con coraggio e sacrificio.
Se è vero che “un popolo senza memoria è un popolo senza futuro”, l’incontro dei due testimoni con le ragazze e i ragazzi è stato un passo importante: le tante domande, l’emozione e la voglia di approfondire quella dolorosa vicenda, che è parte della storia del nostro territorio, sono un segnale tangibile di speranza.



